I Santi racconto by dracodraconis

I Santi

Wichita Salt Hill, Texas, mattino di un giorno infuocato. La sabbia rossa del deserto bruciava come cenere incandescente, maledetta, s’infiltrava al di sotto delle falde dello Stelton, penetrava in gola attraverso il fazzoletto che doveva proteggere il viso dei tre. Ancora mezzo miglio dannato, con uomini e cavalli che maledicevano la sorte bastarda.

“Welcome to Wichita Salt Hill -1,500 souls, 500 horses, one saloon, one boots’ cementery, no marshall. Now go back home!” recitava il cartello. In verità Wichita possedeva anche una chiesa, un piccolo albergo/ricovero per cavalli, una piccola banca ed una grande baracca di legno alla fine del paese, con le migliori puttane (o le sole,è uguale) della zona.

Uno dei tre, il più vecchio, abbassò il fazzoletto e sputò un composto rossastro, fatto di catarro e sabbia.


-Wichita, culo del mondo schifoso- Si accese un cigarillo e proseguì. Gli altri pards lo seguirono indifferenti.


Entrarono tra l’indifferenza sonnolenta dei pochi paesani sulla strada: cani rognosi, peones che tiravano carretti carichi di verdura mezza marcia e cotta dal sole, indaffarati autoctoni e cowboy scazzati e perditempo. Legarono le briglie dei cavalli alla staccionata del saloon, presero con loro i winchester ed entrarono.


-Uno solo e poi ci fiondiamo in albergo- Era sempre il più vecchio a dar aria ai denti.


Entrarono lasciando una scia di deserto rosso per terra, l’ambiente era in penombra, pochi avventori seduti ai tavoli, solitari occupavano l’intero locale, quel caldo da culirossi non stimolava la socializzazione. Si avvicinarono al bancone, un uomo sudato in maniche di camicia puliva con uno straccio lurido il ripiano.

Quasi pelato, l’aria di chi ha una palla di ferro ai piedi, simpatia zero, perlomeno stava zitto.


-Tre, amigo, e vedi di servirci il meno schifoso dei tuoi torcibudella.


I tre si guardarono intorno mentre calavano soddisfatti il whisky, silenzio,noia, una sguattera messicana faceva finta di pulire per terra, in ginocchio. Un vecchio piano all’angolo,senza nessuno che lo torturasse tentando di suonarlo.

Il barista tornò a pulire il bancone, mentre di sottecchi osservava i tre forestieri.

Tutti e tre alti e atletici, vestiti come becchini in festa: camicia nera con cravattino di pelle, pantaloni rigati grigi e neri,stivali, che mi venga un colpo, neri di cuoio grasso. Sopra portavano un soprabito nero e per completare lo Stelton,sempre nero bordato con fasce di cotone di vario colore. Grigio, mattone e blu.

Ai fianchi portavano ferri, che sicuro come la morte, facevano buchi in fronte grandi come un dollaro d’argento.

Piantagrane, pensò giustamente il barman. E della peggior specie, scommetto. C’aveva azzeccato ancora; d’altronde non s’arriva vecchi in quel cazzo di posto se non si ha una buona dose di perspicacia.

I tre lasciarono una moneta da mezzo dollaro sul bancone e si avviarono all’uscita, in silenzio, senza salutare. Il barman restò a guardare un attimo la porta cigolare, uno dei tre, quello che sembrava il più giovane, gli ricordava qualcosa.

La colt con un manico di madreperla e una croce nera inserita, eppure …

Scosse la testa un paio di volte e ritorno a pulire.


-Una camera per tre, vista sulla strada e di al tuo chico di strigliare i nostri cavalli, ok? Già che ci sei, vogliamo toglierci la polvere di dosso, facci portare tinozze e acqua calda a sufficienza.


Lavati e sbarbati, i tre stavano rivestendosi, il più giovane, mente si buttava colonia addosso sbirciava fuori dalla finestra.


-Ehi vecchio, l’amigo barman deve essere stato folgorato sulla via di Damasco, gli sono spuntate anche due ali ai piedi.


-Bueno Johnny, sta andando ad avvertire il suo padrone. Fammi un favore, il vecchio lo tieni per il tuo culo di merda e smettila di affogarti con quel profumo che puzzi più di una cagna in calore.


Il giovane rise fra sè, suo padre era permaloso come un cinghiale. Guardava anche il secondo, si stava infilando la solita placca d’argento portafortuna nel taschino. 

Un chiodo della croce- gli disse un giorno. Ma zio, la croce era di legno e ferro, questo è argento !- rispose Johnny- Tu che cazzo ne sai saputello? Era pur sempre la croce del Cristo.

Padre e zio, cocciuti come muli, letali come crotali, astuti come sciacalli del deserto, ma erano i migliori parenti e i migliori pards che si potesse avere.


-Padrone, in paese sono arrivati loro!


-Loro chi? Razza d’idiota?


Il barman era corso come se avesse Cochis stesso alle calcagna dentro il caseggiato a due piani alla periferia del paese, abitazione del suo padrone, e padrone di Wichita. Padrone di fatto di ogni cosa che gli interessasse e sulla quale il suo occhio avido si poggiasse. Padrone di uomini, donne, terre e bestie. Razziatore, mercante di liquore, comanchero, capo di una fottuta posse di tagliagole temuta da tutti, anche dai pellerossa della riserva. Non c’era legge per lui, lui era la legge.


-I Santi, padrone. Hanno bevuto whisky nel saloon e poi sono saliti in albergo.


-Maldidos hijos de puta! Tizzoni d’inferno maledetti! Ehi tu, cojones, chiama tutti i ragazzi. Li voglio qui fuori in meno di cinque minuti, corri!

 I Santi,fra tutti i più dannati rangers proprio loro dovevano capitarmi. Faranno la fine degli altri cabrones capitati qui.


Uscì trafelato, il winchester in mano gridando ai suoi uomini.


-Andale hombres, rapido. In sella, si fa festa Caballeros.


Una ventina di uomini uscirono dal recinto al galoppo, come dannati dell’inferno.


I tre uscirono tranquilli nella hall dell’albergo, il vecchio sistemò con cura la stella al petto del figlio.


-Quando imparerai a curare i dettagli, figlio mio? Ehi, albergatore, noi usciamo dal retro, tu non ci hai visto, ok?


L’aria era bollente, il cielo di un azzurro che era una poesia, i profumi del deserto arrivavano a folate, indisturbati.

Una bella giornata per vivere, una bella giornata per morire. Pensò Peter, il vecchio.

Si guardarono in faccia, sorridendo, Peter, Paul e Johnny, il baby gunner


-Stasera bistecca grande come una padella e una montagna di patatine, a Tombstone, ok?


-Ok pa’.


-Ok fratello.


La posse entrò in paese urlando come ossessi dell’inferno e sparando piombo manco fossero petardi. Finestre chiuse, portoni sbarrati, nessuno per strada. Anche i cani rognosi da queste parti capiscono quando rendersi invisibili. Una ghost town.

Fecero appena in tempo a giungere nei pressi del saloon che furono accolti da un incredibile quantità di fuoco da giorno del giudizio e di una precisione maledetta. Destra, sinistra e dietro di loro, da tre punti diversi e nascosti. I tre bastardi dell’inferno stavano mietendo vittime per il loro amigo Satana.

Due, quattro, sette, dieci per terra in colloquio col Padreterno, altri che si reggevano appena sulla sella.

Sam il bastardo Garmit, mezzosangue, metà gringo e metà mexicano, lui sì de puta madre, sino all’arrivo di quei rangers capo indiscusso della posse e di ogni cosa, non riusciva a credere ciò che vedeva: i suoi uomini, i più maledetti bastardi tagliagole, falciati come miserabili pezzenti. Non credeva e non vide neanche il pezzo di piombo che gli aprì la testa come un melone. Era la goccia che fece traboccare il vaso, i banditi, cominciarono a spronare i cavalli, gridando di finirla, gettando le armi, sperando di guadagnare la salvezza.

Alcuni di loro riuscirono a scamparla, molti altri per terra, chiedendosi, muti, quanto fosse bastarda la vita.


I tre uscirono dai loro posti, spolverandosi i vestiti e stiracchiandosi i muscoli. Il più vecchio contava i cadaveri soddisfatto.


-Come promesso bistecche grosse come quarto di bue e montagne di patatine fritte. Ovviamente paghi tu Johnny!


-Come pago io? Ho contato sai, ne ho stesi di più di voi stavolta.


-Figliolo, sei tu il novellino del gruppo, quindi paghi tu.


-Ma porca putt …


-Non mancare di rispetto al vecchio padre- disse sorridendo.


Dopo qualche minuto, si videro alcune teste affacciarsi dalle finestre e dalle porte. Gli abitanti di Whicita osservavano tre angeli della morte che discutevano e ridevano, a dire il vero discuteva il più giovane, gli altri due ridevano senza ritegno.

 


 

I Santi racconto by dracodraconisultima modifica: 2012-12-26T00:40:55+01:00da dracodraconis
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